I vertici di Deutsche Bahn hanno fatto con diligenza i conti per ammodernare tutta la rete ferroviaria tedesca e il risultato non è per nulla banale: servono 150 miliardi di euro da investire in un decennio per invertire la rotta. DB non nasconde il fatto che la rete è vecchia, affollata e sensibile a guasti e interruzioni. Per questo, il Ceo del Consiglio di sorveglianza, Werner Gatzer, ha sollecitato l’esigenza di creare un fondo infrastrutturale per garantire adeguati investimenti.
Già nel corso del 2024 le ferrovie federali hanno impegnato nei lavori 17 miliardi di euro, un livello di spesa mai raggiunto negli ultimi anni. Ma occorre garantire una costante disponibilità di risorse. La richiesta è rivolta soprattutto al nuovo Governo che uscirà in seguito alle elezioni del parlamento tedesco fissate per il 23 febbraio 2025.
Ma non è solo DB a presentare un fascicolo alla futura Cancelleria. In campo sono scese anche le associazioni che rappresentano gli interessi degli operatori del settore ferroviario. Congiuntamente hanno messo a punto un documento che indica tre ambiti di intervento: la certezza dei finanziamenti per investire sulle infrastrutture, una politica tariffaria che favorisca l’accesso alla rete, misure specifiche per il trasporto merci.
Il primo capitolo è quello dei fondi che vanno garantiti in modo da passare dal concetto di manutenzione quando serve a quello di manutenzione preventiva. Nel caso di interruzioni per lavori, gli operatori andrebbero sempre compensati per gli extracosti sopportati. Occorre accelerare anche i piani che prevedono l’introduzione di nuove tecnologie di controllo e segnalamento come lo standard Etcs.
Il secondo nodo è rappresentato dalle tariffe di accesso alla rete, che hanno visto continui aumenti ed è già previsto un ulteriore incremento del 35% entro dicembre 2025. Sono penalizzati soprattutto i treni merci, oltre a quelli passeggeri a lunga percorrenza, perché i servizi locali godono di tariffe massime calmierate, con il risultato che i maggiori costi vengono caricati solo sugli altri treni. Qui il legislatore dovrebbe adottare un nuovo quadro normativo più aderente alle esigenze del mercato. Però in attesa delle nuove regole dovrebbe essere prorogato il sistema dei sussidi.
Le proposte degli operatori si concludono con le misure per favorire il trasporto merci. Alla base di tutto ci deve essere un’infrastruttura efficiente e moderna. Ma questo non basta, perché occorre una pianificazione delle tracce in modo da garantire certezza per il servizio merci, oltre a condizioni competitive per sostenere il trasporto intermodale. Dal punto di vista dell’infrastruttura servono più binari di precedenza, d’incrocio e di movimentazione con una lunghezza standard di 750 metri, più punti di accesso alla rete ferroviaria potenziando anche raccordi e scali esistenti.
È necessario anche puntare sull’innovazione facendo uscire definitivamente dalla fase solo sperimentale l’accoppiamento automatico digitale (Dac), sostenendo economicamente i costi di installazione per gli operatori. Come si può vedere, si tratta di un calendario di interventi tutt’altro che marginali perché riguardano a 360 gradi sia gli investimenti sulla rete, sia le regole e le normative d’esercizio. Le associazioni le loro proposte le hanno messe nero su bianco, ora la parola passa ai nuovi organismi istituzionali che usciranno dalle elezioni del 23 febbraio 2025.
Piermario Curti Sacchi