La sospensione del Tavolo dell’autotrasporto da parte del ministro dei Trasporti e il taglio di 12 milioni l’anno alle risorse strutturali dell’autotrasporto inserito nella legge di Bilancio 2025 stanno mobilitando le associazioni degli autotrasportatori e riaccendendo gli attriti tra alcune di loro, anche per il diverso atteggiamento nei confronti del Governo. La più attiva sulle piazze è Trasportounito, che ha già organizzato due manifestazioni di camion lumaca a Napoli e Roma.
Quella della capitale si è svolta lunedì 17 febbraio 2025 ed è stata definita dalla sigla “una sveglia” per il ministro dei Trasporti. Una sveglia che è giunta fin sotto alla sede del ministero con quattro camion che hanno percorso le vie della città fino a Piazza Croce Rossa. Prima, un corteo di una quarantina di camion ha percorso a velocità ridotta il Grande Raccordo Anulare, fino a Saxa Rubra. Dopo la protesta, il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, ha spiegato che “ormai le motivazioni della nostra protesta sono purtroppo note da anni e altrettanto nota è la sottovalutazione da parte del Governo di un eventuale blocco delle aziende di autotrasporto, alle prese con norme non rispettate, con tempi di pagamento folli, e più di recente con una cronica impossibilità di trovare autisti”.
Ma Longo ha anche aggiunto che “siamo l’unica associazione a protestare probabilmente perché siamo l’unica organizzazione datoriale che assiste realmente gli imprenditori mantenendo coerenza totale e assumendosi i rischi per la difesa del nostro settore. Un settore per la cui sopravvivenza è scattato il conto alla rovescia”. Una dichiarazione che non è evidentemente piaciuta a Unatras. Il suo presidente, Paolo Uggè, ha infatti dichiarato il 18 febbraio che “manifestazioni mediatiche servono solo alla visibilità di qualche realtà in cerca di consensi che non ha nella categoria”.
La nota di Unatras ricorda l’incontro ottenuto al ministero dei Trasporti il 26 febbraio, dopo ripetuti solleciti e la minaccia del fermo. L’associazione chiede “fatti e rispetto”. In particolare, vuole “un interlocutore politico che si assuma le responsabilità di dare corso alle intese raggiunte”, come precisa Uggè, aggiungendo che “in secondo luogo occorre ripristinare le risorse concordate ed infine rendere operative le norme sulle regole che assicurino il rispetto della sicurezza sociale e della circolazione. Tali norme esistono ma non sono applicate!”.
Nel dibattito è presente anche Ruote Libere, che prosegue una sua battaglia contro il meccanismo di rimborso dei pedaggi autostradali. Quello attuale secondo l’associazione comporta vantaggi indiretti ad alcune associazioni dell’autotrasporto, ossia quelle che gestiscono – tramite proprie società di servizi – le domande degli autotrasportatori, soprattutto quelli che devono consorziarsi perché non raggiungono il chilometraggio annuale minimo necessario per accedere al beneficio.
La presidente di Ruote Libere, Cinzia Franchini, sostiene addirittura che il taglio dei dodici milioni di euro “va nella direzione giusta” perché “è positivo se accompagnato finalmente a una seria riforma dei rimborsi sui pedaggi che passi dagli sconti diretti ai caselli per i grandi utenti delle autostrade, sconti dei quali devono farsi carico i concessionari autostradali i cui margini di guadagno sono immensi. Esattamente come avviene in altri Paesi d’Europa”. Franchini conclude affermando che ”una riforma che sgravi lo Stato di oneri che come detto non sono suoi permetterebbe di recuperare ben più dei dodici milioni di taglio che Unatras contesta”.