Si è chiusa a marzo 2025 una vicenda giudiziaria iniziata nel dicembre del 2023 che ha visto coinvolti un autista internazionale, le cui generalità non sono state divulgate, e il suo datore di lavoro, anch’esso protetto dall’anonimato. Il Tribunale di Overijssel, 150 chilometri ad est di Amsterdam, ha respinto la domanda di risarcimento di 62.413,87 euro avanzata dal conducente, che sosteneva di aver ricevuto un trattamento economico inferiore rispetto alle prestazione realmente offerte.
L’autista, che era stato formalmente assunto presso la filiale del gruppo situata in Repubblica Ceca, sosteneva di aver lavorato prevalentemente nei Paesi Bassi e richiedeva dunque il riconoscimento del contratto collettivo olandese, sostenendo che la società ceca fosse fittizia e che mirasse solamente a ridurre i costi salariali eludendo le normative olandesi su contratti e condizioni di lavoro. Secondo la sua versione dei fatti, la società ceca fungeva semplicemente da intermediaria mentre la sua attività lavorativa era in realtà gestita interamente dalla filiale olandese.
I fatti risalgono al triennio 2014-2017, periodo in cui l’autista ha prestato servizio per l’azienda in questione, prima a tempo determinato e poi a tempo indeterminato, dopo aver firmato un contratto di lavoro in doppia lingua ceca e tedesca. Il trasportatore olandese, chiamato in causa come imputato, ha negato di essere il reale datore di lavoro del conducente e ha indicato la società ceca come unica parte coinvolta, sostenendo anche che il contratto stipulato rimandasse esplicitamente ogni eventuale disputa alla legislazione ceca.
Il Tribunale, nonostante abbia appurato e riconosciuto come l'autista avesse effettivamente lavorato per aziende olandesi e principalmente sul territorio dei Paesi Bassi, ha ritenuto che il rapporto di lavoro dovesse essere regolato dal diritto ceco come sancito dal contratto tra le parti. Secondo il Giudice, infatti, tasse e contributi previdenziali erano correttamente versati in Repubblica Ceca e lo stipendio era calcolato secondo gli standard cechi. A nulla sono valsi i documenti presentati dall’autista, che dimostravano come i servizi di trasporto da effettuare fossero gestiti e comunicati da diversi disponenti situati nei Paesi Bassi e assunti dalla filiale olandese.
Nel fascicolo, pubblicato e consultabile sul sito della Magistratura, emerge anche la totale assenza di difesa presentata dal datore di lavoro relativamente all’accusa di gestire direttamente le ferie, i permessi ed i turni di lavoro del conducente senza interfacciarsi con la controparte ceca, che si occupava solo delle pratiche amministrative e burocratiche. Nonostante questo, la sentenza è stata nettamente a favore della società olandese e la domanda dell’autista è stata totalmente rifiutata.
Il conducente è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali, quantificate in 2.172,50 euro. L’episodio è destinato a far discutere e arriva in un periodo segnato da molte proteste sul territorio olandese, in particolare nell’area di Venlo, dove un gruppo di autisti di diverse società ha manifestato per alcune settimane contro lo sfruttamento, appoggiati dal Sindacato Fnv.
Marco Martinelli